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Tendine di achille

Trattamento riabilitativo di tendinopatia Achillea

TRATTAMENTO RIABILITATIVO DI TENDINOPATIA ACHILLEA CON TUINA, MOXIBUSTIONE E AGO A FIORE DI PRUGNO

Marcello Riccomini - AIAM Roma

Una delle tendinopatie più frequenti dell'arto inferiore è sicuramente la tendinite achillea (achillodinia), che ha come sedi preferenziali la zona di inserzione, l'area prossimale all'inserzione (area di relativa avascolarizzazione) e la giunzione muscolo tendinea.
Generalmente (e in particolare in questi casi trattati) questo tipo di tendinite dipende spesso da errori di allenamento o da un super lavoro sportivo, specie nei maratoneti e nei marciatori. Secondo molti Autori l'iperpronazione funzionale è un fattore eziologico comune nella genesi dei disturbi del T. A. Si può dire che la pronazione comporta una rotazione interna della tibia, con sollecitazione mediale del T.A. In fase di spinta si genera un effetto a "corda d'arco" od a "colpo di frusta", che solleva lateralmente il tendine. Questo meccanismo è responsabile delle microlacerazioni, e di una conseguente degenerazione.
Le lesioni del T.A. da ipersollecitazione funzionale vanno dalla semplice infiammazione dei tessuti paratendinei (paratendinite), alla degenerazione strutturale del tendine (tendinosi) e in ultimo, alla rottura del tendine stesso.
Il protocollo riabilitativo della fisioterapia classica varia a seconda della gravità della lesione, si passa dalla prescrizione di antinfiammatori non steroidei per via orale, spesso anche crioterapia, ionoforesi, laserterapia, se necessario, si utilizza stivaletti gessati o tutori ortopedici, per ridurre, con l'immobilizzazione, il processo flogistico, fino ad arrivare, in caso di tendinite cronica o rottura, all'intervento chirurgico. In questi ultimi periodi oltre ad una adeguata kinesi mirata, si ricorre più spesso al massaggio e all'ipertermia (caratterizzata da un aumento significativo e prestabilito della temperatura del distretto interessato).

Dati clinici
I pazienti trattati sono tutti atleti non professionisti, che praticano abitualmente gare di marcia e maratona a livello dilettantistico durante la stagione agonistica, con ritmi di allenamento di 3/4 volte la settimana, percorrendo in media 20 o 30 km giornalieri. Il gruppo è composto da due donne di 25/30 anni e da tre uomini in età compresa tra 20 e 60 anni.

Due degli atleti maschi riportava lacerazione parziale del tessuto paratendineo, documentato da ecografia, con dolore costante, anche all'appoggio statico e alla semplice camminata, e con conseguente sospensione dell'attività.
Negli altri casi il dolore, abbastanza acuto, si limitava ad esordire al normale turno di allenamento e al contatto pressorio alla palpazione locale. Quasi tutti gli atleti hanno sospeso in modo totale o parziale l'attività e sono stati trattati con antinfiammatori per via orale, con conseguente diminuzione della sintomatologia, solo durante il periodo di assunzione.

Metodi
Le terapie sono state eseguite nel periodo tra maggio e settembre 1999, ognuna per 3 volte la settimana. Nei casi più gravi , dopo i primi 15 trattamenti, si è dovuto ricorrere ad una successiva serie di altre 15 sedute. A tutti (specialmente a quest'ultimi) è stato consigliato di sospendere gli allenamenti o di modificarli, facendo particolarmente attenzione alla correzione di errori di allenamento e di postura, con protocolli riabilitativi legati allo stretching.

Trattamenti
Il trattamento piuttosto simile in tutti i casi, si è basato, su:
a) le tecniche di massaggio tradizionale cinese o Tuinà,
b) il martelletto o ago cutaneo, in particolare l'ago a
"fiore di prugno",
c) la
moxibustione con sigari di moxa.


a) Tecniche di massaggio o tuinà.
Il massaggio è stato applicato su tutta la parte posteriore dell'arto inferiore, in modo particolare lungo il percorso dei muscoli gemelli e gastrocnemio sino al tallone e oltre, trattando così tutto il meridiano della vescica piede-taiyang fino al dito mignolo o punto zhiyin (BL67). Nella prima fase, per riscaldare la parte abbiamo usato la tecnica di sfioramento con il palmo o tui-fa, dietro tutto l'arto fino al piede, come del resto le tecniche che seguiranno. Hanno fatto seguito la pressione circolare e scivolamento con il palmo (mo-fa), presa ed afferramento con tutta la mano ed a seguire con il pollice, in opposizione delle altre quattro dita (na-fa), poi pressione e scivolamento con il palmo e con il pollice (mo-fa), e naturalmente il famoso gun-fa, il rotolamento. Per finire il trattamento sono stati usati la percussione (non troppo forte) con la base del pugno (kou-fa), e con il lato ulnare della mano (qie-fa). Successivamente abbiamo usato la pressione profonda con il pollice (dian xue-fa) su tutti gli agopunti della parte posteriore della caviglia, intorno ai malleoli interno ed esterno, intorno all'inserzione del T.A., al tallone, e sui punti ashi. Dopo il trattamento di massaggio, che ha la durata di circa 10' (per arto), si eseguono delle tecniche di mobilizzazione (yao-fa) in flesso-estensione e intra e extra rotazione della caviglia.

b) Tecnica con "ago a fiore di prugno".
In realtà questo tipo di ago, è l'ago cutaneo o martelletto, composto da cinque aghi d'acciaio inossidabile fissati a fascio in una piccola placca tonda, che è posta perpendicolarmente ad un manico lungo 30 cm.
Il picchiettamento si esegue lungo tutta la faccia posteriore dell'arto inferiore, iniziando dal punto BL40 (fossa poplitea), fino all'inserzione del tendine sul tallone, su tre linee parallele (alla distanza di 1 cun l'una dall'altra), con movimento non troppo veloce (....), e per circa 5 ripetizioni ogni linea, ricordandosi di non picchiettare al ritorno.
Una particolare attenzione deve essere fatta nei pressi del tendine, che necessita di ulteriore trattamento, quindi sul bordo laterale e mediale del T.A., intorno ai malleoli sia interno che esterno, e alla base del calcagno.

c) Tecnica con il sigaro di moxa.
Questa tecnica che risulta essere la più semplice, ma anche la più antica e la più efficace, si esegue alla fine del trattamento e come con la tecnica del martelletto, si avvicina il sigaro acceso, all'incirca, alla distanza più sopportabile al nostro paziente, partendo dalla parte inferiore del gluteo fino al tallone, per arrivare poi fino al punto BL57. I movimenti, che vanno dall'alto in basso, sonno piuttosto lenti, e nel complesso durano circa 5 minuti per arto. Come per il martelletto, intorno al tendine si cerca di stazionare di più, usando un movimento circolare.

Risultati
Alla fine del periodo di trattamento tutti i pazienti hanno avuto un miglioramento netto e duraturo; sono scomparsi i dolori, sia alla pressione, sia durante l'allenamento, e soprattutto, non si è fatto più uso di antinfiammatori. Dei primi tre casi (due donne e un uomo) due hanno ripreso ad allenarsi in modo completo, una delle donne ha deciso di comunque di smettere l'attività. Gli altri due casi, i più gravi (con lacerazione parziale) si sono limitati ad allenamenti meno intensi e con periodi di riposo maggiori, senza incorrere, fino ad ora in alcuna recidiva, anche se per loro si consiglia di tanto in tanto di ripetere il trattamento, per consolidare i risultati ottenuti.

Conclusioni
Anche se la casistica è limitata, questo trattamento combinato si è rivelato molto efficace e stabile nel tempo, essendo non farmacologico, privo di effetti collaterali e di facile applicazione, dimostrando così come la M.T.C. nel suo complesso di tecniche, riesce sempre a dare una risposta efficace alle diverse patologie, con metodiche non invasive e vicine all'essere umano. Per queste ragioni se ne consiglia l'impiego su vasta scala nel trattamento della tendinopatia achillea.


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