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Rizoartrosi

Applicazione del Taping NM su rizoartrosi nel lavoro di un fisioterapista


Il lavoro del fisioterapista e in particolare del massofisioterapista induce, spesso, con il passare degli anni a forme di rizoartrosi, più o meno gravi, che riducono la funzionalità sia della mano (nell'articolazione trapezo-metacarpica del pollice) che dell'avambraccio, limitando la manualità nei movimenti di prensione, pressione e spinta del pollice.
Questa problema, nel nostro caso, oltre a provocare dolore limita anche il gesto professionale e quindi una diminuzione della propria operatività.
La rizoartrosi è la localizzazione dell'artrosi nell'articolazione trapezo-metacarpica, l'articolazione che sta alla base del pollice, poiché è formata da un ossicino del polso (il trapezio) e il primo osso metacarpale il suo nome viene spesso abbreviato con la sigla "TM". La forma dell'articolazione le permette un movimento assai ampio. Per questo motivo essa è particolarmente predisposta ad alterazioni degenerative (artrosi) dovute al progressivo consumo della cartilagine che la riveste ed ai fenomeni di invecchiamento. Il termine "rizoartrosi" deriva dal greco. Rhizos in greco significa radice: di fatto, questa è l'articolazione che sta alla radice del pollice.

A causa della sua fondamentale importanza per la funzione del pollice, il dolore a carico di questa articolazione può ostacolare notevolmente il buon funzionamento dell'intera mano. A causa dell'artrosi, la cartilagine che riveste le due ossa a contatto si assottiglia fino a scomparire.
In questo modo aumenta l'attrito tra le ossa, il che è causa di ulteriore usura e di dolore. Anche l'uso normale della mano predispone l'articolazione TM all'usura e ai traumi.

Sintomi
Il primo sintomo è generalmente il dolore nell'aprire un barattolo, nel girare una chiave o nello strizzare un panno. In effetti, tutti i movimenti che prevedono la presa o la pinza tra pollice ed indice sono dolorosi. Con il tempo, il dolore diventa via via più frequente, (ad esempio, anche nello scrivere) e può comparire gonfiore locale. In seguito può comparire una vera e propria deformità ossea. Nei casi più gravi l'articolazione appare deformata, la forza della pinza diminuisce molto e i movimenti del pollice risultano assai limitati.

Terapia convenzionale
Nelle forme iniziali, il dolore può essere dominato con l'uso di un tutore di plastica rigida, che serve a mantenere il pollice in posizione corretta. Il tutore può essere indossato durante la notte e, per qualche ora durante il giorno, nelle fasi più acute. Gli anti-infiammatori o il cortisone a basso dosaggio possono contribuire a risolvere le fasi acute e particolarmente dolorose, nelle quali la malattia progredisce più rapidamente. In presenza di disturbi gravi o frequenti diventa necessario ricorrere alla chirurgia.
Nei pazienti in cui non vi sono gravi deformità articolari è spesso sufficiente eseguire interventi di ricostruzione legamentosa, detti di legamentoplastica. Si tratta di interventi poco invasivi, con i quali è possibile conservare l'integrità articolare. In caso di danni articolari gravi è necessario ricorrere ad interventi di sostituzione articolare con una protesi o ad interventi di "fusione" articolare (artrodesi). L'indicazione all'uno o all'altro intervento dipende dal tipo di attività svolta dal paziente. La protesi è indicata nelle persone che non effettuano attività manuali pesanti o di medio impegno.

Applicazione del TNM
Con il TNM ho eseguito un bendaggio di tipo contenitivo, proprio per continuare a lavorare, limitando i danni e il dolore.
Il posizionamento del taping cerca di essere meno occlusivo possibile e dare comunque un buon margine di movimento, naturalmente, se si lavora con olio e/o si lavano le mani, va cambiato abbastanza spesso, e alla fine dei trattamenti il tape va tolto per non avere effetti indesiderati.

Metodo di applicazione
Usiamo due strisce da circa 2,5cm, la prima di lunghezza(circa 14cm) dalla base ungueale all'articolazione tra scafoide e radio la seconda(circa 12 cm) intorno al primo metacarpale (lunghezza quasi doppia).

Il primo tape viene applicato al dito (pollice) iperesteso e trazionandolo al 40% dalla base dell'unghia fin sul radio 3 cm circa al di sotto della circonferenza articolare (vedi foto).

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Il secondo, aprendolo a metà, si inserisce sull'articolazione trapezio-metacarpale (lato radiale) e lo si fa girare verso l'interno sia a sx che a dx, trazionandolo anche questo al 40% e sovrapponendo i due lembi, per dare più sostegno sia all'articolazione che al tape stesso (vedi foto).

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Il posizionamento del tape è abbastanza semplice, ma è coadiuvante all'azione della mano e del pollice, se il bendaggio può sembrare troppo avvolgente, possiamo applicare solo il primo nastro, che già da solo riesce ad dare la giusta informazione di contenimento, limitando il dolore durante il lavoro.

Conclusioni
Questo metodo deriva da una sperimentazione piuttosto relativa perché eseguita soltanto su me stesso, e senza un gruppo di controllo, ma devo dire che nonostante tutto ciò riesco a lavorare con meno dolore e più a lungo rispetto a quando non lo applico.
Il metodo richiede più tempo per essere valutato e naturalmente non è la soluzione definitiva, ma sicuramente (almeno nel mio caso) determina un miglioramento della funzionalità che viene mantenuto anche quando non si esegue particolari movimenti,e comunque mi evita anche l'assorbimento di farmaci antinfiammatori.
Consiglio di provare l'applicazione e magari migliorarla, almeno una volta per il "nostro uso e consumo".

Marcello Riccomini
Dr. in ScienzeMotorie e Fisioterapia



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